La nota questione di Cuffaro e sodali ha stregato il dibattito pubblico. Era soltanto una questione di tempo e, in fondo, chi abita le terre siciliane è abituato a immaginare scenari apocalittici non troppo distanti dalla realtà. Ma è proprio questa realtà, però, a non trovare spazio nella critica politica.
Due episodi, un solo volto del degrado
Due fatti di cronaca nissena impongono una riflessione. Un uomo, di cui non si avevano più notizie, come raccontano i quotidiani locali, è stato ritrovato senza vita nel suo appartamento, sito nel centro storico cittadino, dove viveva in condizioni di estrema povertà.
Poco distante da quella abitazione, si è sgretolato un fabbricato. Questi due episodi, apparentemente distinti, rivelano, in verità, un medesimo volto: il degrado umano e materiale in cui versa la città di Caltanissetta.
La città come specchio delle scelte politiche
Come ricordava Marx ne L’ideologia tedesca non si può separare lo stato materiale delle persone dalla storia e dalle scelte politiche che la determinano. Fra qualche settimana le famigerate classifiche sulla qualità della vita nei capoluoghi di provincia saranno pubblicate, con i relativi indici settoriali.
Per Caltanissetta si griderà allo scandalo, perché probabilmente la città non avrà spiccato il volo dai gironi infernali, oppure si esulterà di giubilo, perché forse essere terzultimi piuttosto che ultimi farà digerire il fallimento delle politiche pubbliche.
La frattura tra città e cittadini
Chi ha amministrato la città negli ultimi dieci anni – Ruvolo con una coalizione di centro-sinistra e Gambino con il Movimento Cinque Stelle – non ha dimostrato la forza di organizzare coerentemente un piano di sviluppo integrale della città e dei suoi abitanti.
Dieci anni sono, secondo gli studi politologici, indicativi dei miglioramenti o dei peggioramenti delle politiche pubbliche. Il punto di caduta sta proprio nella sfera pubblica. Contenitore e contenuto non collimano più.
La città, infatti, non trova più una corrispondenza con i cittadini, né i cittadini con la città. La cronaca racconta sovente questa contraddizione che si traduce in una frammentazione diffusa degli intenti e dei desideri.
Le soluzioni, quando vengono prese in esame, non sono adeguate alla portata dei problemi: gli indirizzi politici oscillano tra passatismo e velleitarismo, senza mai farsi carico della complessità del reale.
Manca un pensiero politico autentico, che non va confuso con una strategia volta a conquistare consenso. Questo vuoto di prospettive, più ancora della carenza di risorse e progetti concreti, deve interrogare i partiti.
Se il dibattito politico resta confinato all’ambito finanziario, una rivoluzione vera non potrà mai attivarsi. Una politica concepita solo per progetti o per finanziamenti finisce per favorire esclusivamente il gioco del capitale, ignorando i bisogni reali dei cittadini e il destino della città.
Immagine di copertina: Umberto Ruvolo- Unsplash

