Il futuro è plurale

Quando abbiamo scelto di formare un circolo di Sinistra Italiana a Caltanissetta, sapevamo che la nostra nascita sarebbe avvenuta sotto il segno dell’opposizione. Poco male, questa posizione ci dà l’energia giusta per portare avanti le nostre istanze e il nostro modo di vedere il mondo.

E a proposito di modi di vedere il mondo, la città di Caltanissetta non ci delude mai e in questo articolo proveremo a riflettere sui discutibili contenuti di un progetto “tutto al femminile” (sigh!) che di recente ha fatto capolino tra le fila della compagine di estrema destra nissena. 

Una breve premessa: non analizzeremo per filo e per segno le insulse posizioni ultraconservatrici delle amiche di destra. Piuttosto, proveremo a prendere spunto da alcuni temi presenti per parlarne un po’.

Non temere, arriveranno altri approfondimenti.

Valori non negoziabili: di che stiamo parlando?

Nel suo presentarsi alla cittadinanza, le “quote rosa” (altro sigh!) promotrici del progetto che ti abbiamo accennato, affermano di basare il proprio lavoro su “valori non negoziabili”: famiglia, difesa della vita, radici culturali, dignità della persona…

Fin qui tutto bene, non fosse che, improvvisamente, in quella proposta questi valori diventano ricettacolo di incitamento all’odio razziale e alla discriminazione.

Tu che leggi, ci dirai “ma perché, non sono valori assoluti?”. 

Beh, certamente sono importanti, ma già l’idea che siano definiti “non negoziabili” ci fa scattare il campanello d’allarme. Non vorremo permettere a qualsivoglia ideologia di vincolare concetti in evoluzione, escludendo altre prospettive possibili, giusto?

Famiglia

Cosa significa per te che ci stai leggendo “famiglia”? E quale sarebbe la sua “struttura naturale” ? Per noi, la realtà familiare è plurale, e può assumere forme diverse.

Insomma, non vorremo stare ancora fossilizzati nel concetto di famiglia come uomo + donna (sposati) + figli… 

Dove le mettiamo le coppie conviventi? E le unioni civili? E quelle monoparentali? E se il nucleo fosse composto da una coppia omosessuale (sposata o meno) che si fa?

Ci sembra quantomeno avvilente dover ribadire ancora una volta che la famiglia di per sé include, e che quindi è un vero e proprio ossimoro definirla solo con una delle sue composizioni possibili.

Del resto, ogni persona gode di diritti che devono essere riconosciuti e tutelati da uno Stato democratico e non può rispondere a posizioni religiose, di qualsivoglia credo.

Difesa della vita

Qui si apre il grande capitolo dell’aborto e del fine vita, della libertà di scelta e dell’intromissione religiosa su decisioni personali e laiche.

Il rispetto della vita e della dignità umana sono, come dire, le basi del galateo sociale, ma ancora oggi si discute animatamente su quale vita debba essere rispettata e con quali mezzi. 

Ti ricordi la folle idea delle associazioni antiabortiste di entrare nei consultori? Qualcuna, in alcune città, c’è anche riuscita, perpetrando indicibili violenze psicologiche sulle donne che avevano scelto di abortire. 

Pare che la vita da tutelare sia quella del feto. Quella della donna non è vita, quindi.

Non vogliamo ridurre la vita a un dato biologico ma, piuttosto, considerarla un percorso di senso. Ecco perchè possiamo applicare lo stesso ragionamento non solo all’aborto, ma anche all’autodeterminazione, alla libertà di scelta, al decidere se continuare a vivere o morire.

Chi può decidere sul senso e sul limite della propria vita, se non la persona stessa?

Lo Stato dovrebbe allora garantire compassione, non intesa come pietismo, ma riconoscimento e rispetto del dolore altrui come spazio di libertà e dignità.

Radici culturali

Nella nostra città si sente spesso dire che “gli italgliani1!!11!” non frequentano più il centro storico perché questo è ormai popolato solo ed esclusivamente da cittadine e cittadini extracomunitari.

Insomma, “l’uomo nero” (o giallo, rosso, viola e blu) fa ancora paura. Quindi la nostra città è in stato d’assedio?

Non sarà che invece il razzismo ha smesso di strisciare ed è diventato uno dei principali mantra della città? Anche su questo tema, ammettiamo che la frustrazione è forte. 

Già di per sé il riconoscimento dei diritti universali dovrebbe essere una bussola sociale, ma poi sù, in un territorio come il nostro, in cui proprio le migrazioni e il susseguirsi di popoli differenti ha plasmato la nostra identità, stiamo ancora a parlare di “noi e loro”.

Quei “loro” che aprono attività commerciali e pagano le tasse, che hanno figli e figlie che vanno a scuola, che accettano lavori sottopagati, senza tutele e contratti, che fanno pipì, mangiano, dormono amano e piangono come te.

Odio, paure, razzismo e politiche di esclusione non ci appartengono.

Dignità della persona

Chiudiamo in bellezza questa nostra riflessione a volo d’uccello, con un concetto che raccoglie e sintetizza la nostra visione dei diritti di ogni persona.

La dignità non è un dono o un attributo morale concesso da un’autorità (religiosa o statale).

È un diritto intrinseco all’essere umano, che deve essere tutelato indipendentemente dalle scelte di vita, dall’identità, dalla condizione sociale o economica.

Si tratta di scegliere come stare al mondo, nel rispetto dell’altro. Significa scardinare una volta per tutte l’idea che il concetto di “diversità” sia un limite, trasformandolo invece in opportunità. La dignità è plurale.

Quando una legge o una norma sociale nega la possibilità di scelta, nega la dignità, perché riduce la persona a oggetto di un potere esterno. La dignità, invece, non è uguale solo in astratto, ma deve essere resa effettiva dalle politiche pubbliche e dalla partecipazione. 

La dignità è quindi attributo cardine di una politica in cui esiste ed è riconosciuta la libertà di protesta, l’accesso a un’informazione libera e oggettiva, la partecipazione attiva alle scelte che orientano la vita dei territori.

Sì, diciamo proprio a chi non va più a votare o a chi guarda le piazze piene di manifestanti dalla propria finestrella social e predica che “c’è ben altro per cui manifestare”.

Riflettiamoci insieme

Una visione monolitica e idealizzata della famiglia, dei diritti e dell’identità nazionale che non tiene conto della complessità e pluralità del mondo attuale, non è una visione possibile e strizza soltanto l’occhio a un passato che lì deve stare. 

E se iniziassimo a pensare che il progresso umano, inteso come benessere psicofisico e sociale, passi attraverso l’espansione dei diritti, non attraverso la loro restrizione? Attraverso l’inclusione, non l’esclusione? Attraverso la partecipazione, non un post sui social media?

Sì può fare, ed è bellissimo.

Immagine di copertina: Ben Stern- Unsplash


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