Le piazze per Gaza

Non se ne poteva più dell’indifferenza. Le piazze per Gaza hanno emozionato. Hanno acceso ricordi e memorie sopite. Le mobilitazioni studentesche, quelle sindacali e le grandi marce per la pace e per il rispetto dei diritti umani.

Così, la piazza ha riconquistato sé stessa.

Si sentiva nell’aria, lo si desiderava e lo si sperava. Meloni ha provato a fermare la rivolta popolare delle piazze per Gaza, screditando le istanze di ribellione portate dai movimenti sorti a sostegno della questione palestinese.

Ma la voglia di rompere il silenzio di fronte alla complicità del governo italiano nei riguardi delle politiche di sterminio israeliane ha prevalso alla fine. Tutti uniti nel nome della solidarietà.

Tutti compatti per una società giusta che ripudia guerre e violenze di ogni sorta. Ci voleva la Flotilla a destare le coscienze fino a quel momento addormentate dalla repressione del governo Meloni.

Perché non ci vuole soltanto del coraggio per incominciare a pensare ad una rivoluzione, servono anche convinzioni profonde per mettere in discussione l’oppressione e lo sfruttamento fino alle proprie radici economiche.

L’Italia, come già altri Stati europei, stanno adottando un’economia di guerra affinché ogni sforzo economico statale sia indirizzato esclusivamente alla produzione bellica.

Infatti, le guerre uccidono ben prima che le armi comincino a sparare. I salari crollano, le politiche securitarie aumentano, la sanità e la scuola si dissolvono.

Lo Stato, preso dalla smania del controllo, diventa così il primo oppressore delle libertà, perché ha paura di una società che distribuisca le risorse, che non sono illimitate come vuole far credere il capitalismo, e che assicuri le condizioni materiali, perché tutti progrediscano senza essere piegati dalla rabbia degli approfittatori.

Bisogna ribaltare questa prospettiva prima che sia tardi, perché l’eversione fascista, tesa a criminalizzare tutto ciò che aspira all’autonomia e all’indipendenza, è già dentro le istituzioni politiche, infettandole.

Che soffi ancora il vento della Flotilla, che continui a correre il sangue della rivoluzione.

Le masse fanno la storia, non gli individui.

Immagine di copertina: t s- Unsplash


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